Arrow: recensione dell’episodio 6×21 Docket No. 11-19-41-73

Partiamo da un presupposto importante, Docket No. 11-19-41-73 sarebbe stato un fantastico episodio di Arrow se non fosse stato costruito sulle cenerei di una stagione imbarazzante e questa consapevolezza, sebbene non aiuti a digerire quello che ci siamo lasciati alle spalle, ci permette quanto meno di goderci serenamente ciò che dell’episodio invece funziona. E bene.

Non è un segreto che quello che abbiamo visto in questa ventunesima puntata non è altro che uno scomposto tentativo di aggiustare il tiro di una storyline controversa ed assai poco logica, nonché la dimostrazione di quanto importante sia costruire le premesse di una trama su solide basi.
Ciò che infatti manca a Docket No. 11-19-41-73 è la coerenza.
Il fatto, per esempio, che Rene (Rick Gonzalez) abbia deciso denunciare Oliver per proteggere sua figlia avrebbe avuto di per sé senso se avesse in qualche modo parlato con i membri del suo Team. Oliver stesso è arrivato a fare cose così estreme per proteggere le persone che ama che sarebbe stato il primo a comprendere, ma invece gli autori hanno scelto una strada incomprensibile, finendo per creare questa assurda diatriba intestina tra i due Team culminata con l’assurda decisione di Diggle di lasciare il Team Arrow.
A tutt’oggi non c’è nulla di ciò che Oliver ha fatto che ci faccia puntare il dito contro di lui e ci faccia ragionevolmente ammettere che parte della colpa di quanto accaduto sia imputabile anche a lui. Sì, sicuramente il sindaco di Star City non avrà il carattere più accomodante dell’universo, ma da qui a trasformarlo nel mostro che Rene, Dinah e Curtis vedono in lui ce ne passa davvero molto.
Il fatto che l’episodio si concluda quindi con un Oliver che va a casa di Rene per ringraziarlo di averlo salvato da una condanna, ha senso solo fino a che il personaggio non si scusa per quanto avvenuto, a maggior ragione quando dalla bocca di Rene non esce un’altrettanto contrita dichiarazione.

Eppure sarebbe bastato poco.
Guardando Docket No. 11-19-41-73 il senso di frustrazione è, se possibile, amplificato dal fatto che se gli autori avessero aggiustato anche di poco il tiro, quello che abbiamo visto sullo schermo in questa puntata sarebbe stato incredibilmente soddisfacente. Se il carattere e la lotta interiore del personaggio di non-Laurel fosse stato sviluppato con maggiore cura e non fosse stata invece relegata ad un’occhiata tormentata quando Ricardo Diaz uccide davanti ai suoi occhi un vecchio compagno di scuola, la sua ribellione sarebbe risultata infinitamente più efficace. Se il non-Team Arrow avesse dichiarato guerra ad Oliver Queen per ragioni sensate e soprattutto non avesse tentato di uccidere Felicity o non avesse interferito con la salute di Diggle, mettendola seriamente a rischio, l’improvviso ritrovato senso di colpa di Rene avrebbe avuto senso. Aspettarsi in sostanza che con un solo episodio venissero risolti i problemi di un’intera stagione, considerata la portata dei suoi difetti, sarebbe stato ingenuo e non ci aspettavamo che accadesse, ma dovendo giudicare questa ora per quella che è, dobbiamo ammettere che ci sono anche molti aspetti positivi tra i quali, ovviamente, spicca il ritorno di Tommy Merlyn (Colin Donnell).

Per chi segue le notizie della serie il fatto che Tommy si sia rivelato essere in realtà Christopher Chance, alias Human Target (Will Traval) non sarà stata una grossa sorpresa, ma partendo dal presupposto che non tutti si nutrano di spoiler, la trovata della sua apparizione funziona molto bene, come lo fa la rivelazione finale che Chance prende anche il posto del giudice salvando così  definitivamente Oliver. Ciò che rende tuttavia davvero credibile la spettacolare interruzione della testimonianza di Oliver è soprattutto la sua reazione alla vista di Tommy. Se non lo aveste notato, vi consigliamo di riguardare la scena e puntate lo sguardo su Stephen Amell durante la breve deposizione del non-redivivo Tommy, perché lo sguardo di nostalgia, dolore, rimpianto ed affetto racchiuso nei suoi occhi è probabilmente il momento migliore dell’intero episodio, a maggior diritto se si considera che Oliver sapeva che dietro quel volto si nascondeva in realtà Chance.

Incidentalmente (non così “incidentalmente“, in realtà), l’arrivo di Tommy/Chance prepara la strada anche per il ritorno di Roy Harper il prossimo anno. Il fatto che sia Oliver che non-Tommy testimonino che Roy non fosse affatto Green Arrow sarebbe stato ovviamente del tutto superfluo se non fosse che gli autori dovevano giustificare la riapparizione del personaggio nella prossima stagione. Nella realtà un avvocato che si rispetti avrebbe dovuto probabilmente usare proprio la confessione di Roy per discolpare il proprio cliente, la soluzione era servita su un piatto d’argento, ma ovviamente – dovendo Roy tornare libero di circolare per Star City – si è scelto di discolparlo pubblicamente in questa occasione, sebbene questa soluzione non risolva il problema Thea, considerato che i due, teoricamente, hanno deciso di andarsene via assieme e che proprio il ritrovato amore tra i due personaggi abbia convinto la sorella di Oliver a dire addio alla sua città, all’unico membro rimasto in vita della sua famiglia ed al suo pubblico ruolo. Ma, come si dice, fingiamo che la cosa abbia senso ed andiamo oltre.

Per tornare a ciò che dell’episodio invece funziona: Tommy, la dichiarazione di Quentin ai giornalisti di aver già arrestato e scagionato Oliver per le stesse accuse, Diggle che testimonia sul suo passato ruolo di guardia del corpo del redivivo primogenito della famiglia Queen, Felicity che commette il reato di falsa testimonianza senza battere ciglio e che non abbandona mai Oliver, supportandolo fino alla fine, tutto ciò che in sostanza ha una connessione emotiva con il passato e che è stato costruito su solide basi, contribuisce a non rendere questo episodio un  totale fallimento ed a farci vedere un po’ di luce in fondo al tunnel.

Che non sia ormai possibile recuperare i danni fatti, torniamo a ribadirlo, è evidente, quello che ci resta da fare è quindi goderci quel poco che di questa stagione ci regala un’ombra di soddisfazione.

E sempre nell’ottica di analizzare con senso critico il lavoro degli autori segnaliamo altre due piccole, si fa per dire, incongruenze. Con Diggle e Rene così attenti a pianificare la salvezza di Oliver, come è possibile che nessuno dei due abbia preso in considerazione l’idea di mettere sotto custodia protettiva dell’ARGUS la figlia di Rene, conoscendo il ruolo chiave di quest’ultimo nel piano di Diaz? E ancora: con la scia di cadaveri che quest’ultimo si è ormai da tempo lasciato alle spalle, quanto credibile è il fatto che nessuno riconosca l’esistenza di questo Signore del Crimine e che un solo uomo abbia davvero corrotto tutti, ma proprio tutti, i funzionari di una città? Ai posteri l’ardue sentenza.

https://www.youtube.com/watch?v=RmfB31uHcr8

Il penultimo episodio della sesta stagione di Arrow, intitolato The Ties That Bind, andrà in onda negli Stati Uniti giovedì 10 maggio su The CW.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.