BONES

Nel mare magnum dell’offerta televisiva, tutti gli appassionati hanno – contro ogni ragionevole dubbio e senza una razionale spiegazione – uno show particolare che ha rubato loro il cuore e che sarà sempre l’indiscusso amore televisivo della loro vita.
Per me quella serie è Bones.

Lo show creato da Hart Hanson, tratto dalla vita dell’antropologa forense a scrittrice Kathy Reichs e con protagonisti David Boreanaz ed Emily Deschanel, supportati da un cast di fantastici attori quali TJ Thyne, Michaela Conlin, Tamara Taylor, John Francis Daley, John Boyd, Eric Millegan e gli altri squintern Eugene Byrd, Michael Grant Terry, Joel David Moore, Pej Vahdat, Carla Gallo, Ryan Cartwright, Luke Kleintank, Brian Klugman, Laura Spencer ed Ignacio Serricchio, ha debuttato in america nel 2005 e si è concluso a marzo del 2017 dopo 12 stagioni e con il primato di essere diventato lo scripted show più longevo della Fox.

Non è facile riassumere in poche parole i motivi per cui io abbia amato (e continui ad amare tanto) questa serie televisiva. Pur con tutti i suoi difetti – di cui sono perfettamente cosciente – (personalmente detesto quel genere di di fan incapace di vedere i problemi di uno show), Bones mi ha conquistata perché riusciva a parlare di crimine, un argomento che mi ha sempre affascinata, senza mai dimenticare l’aspetto umano delle indagini. Questa serie ha avuto in sostanza il merito di aver saputo rappresentare le tante sfaccettature del classico crime show in maniera sensibile, scanzonata, divertente, toccante e a volte molto seria, senza mai dimenticare che protagonisti della vicenda umana che veniva raccontata erano non solo la vittima ed i suoi cari, ma anche le persone che indagavano e che potevano essere emotivamente coinvolte dal proprio lavoro, senza per questo perdere la loro professionalità e lucidità scientifica. Bones, poi, ha sempre avuto il merito di essere uno show corale, in grado di raccontare con altrettanta cura la storia dei due protagonisti come quella del cast di supporto che, anno dopo anno, è diventato sempre più essenziale per la narrazione. I motivi per cui, in sostanza, molti fan si sono lamentati nel corso degli anni, come il fatto che Booth e Brennan non fossero al centro di ogni singolo episodio, hanno costituito uno dei tanti pregi dello show.

Al di là dei contenuti della serie, grazie a Bones, ho vissuto inoltre delle esperienze irripetibili che difficilmente dimenticherò e che mi hanno permesso di conoscere di questo show ogni minima sfaccettatura, quasi come ne facessi parte io stessa.
Personalmente non l’ho scoperta ai suoi esordi, ma solo quando negli Stati Uniti si era appena conclusa la terza stagione. Dopo essere capitata per caso su un episodio, facendo zapping in TV, mi sono appassionata e cercando informazioni sulla serie, ho scovato iBones, unico fansite italiano, che ho contattato per chiedere se avessero bisogno di una collaboratrice nella gestione dei contenuti. In questo modo non solo la mia conoscenza del prodotto è aumentata esponenzialmente, ma negli anni – grazie alla community italiana – ho stretto delle amicizie che sono ancora tra le più preziose che io abbia.
Il merito delle persone iscritte all’allora Bones Italian Forum, il blog del sito, fu quello di decidere molto presto, e di comune accordo, di traslare l’amicizia virtuale nella vita reale, scelta che ci ha permesso di costruire dei legami che trascendono ormai la comune passione per la televisione e che mi ha regalato l’opportunità di incontrare persone provenienti da tutto il mondo.

Con il fandom italiano, poi, organizzammo molte e divertenti iniziative tre delle quali, in particolare, ricordo con piacere:
– La vittoria di Bones, nel 2010, come serie dell’anno al concorso di TV Sorrisi e Canzoni, al quale contribuì fortemente il nostro fandom grazie alle tante iniziative ed al divertente video sui “10 motivi per amare Bones” che mostrammo quell’anno durante il Telefilm Festival di Milano.

– Il magazine Anthropologically Speaking (la versione inglese può essere scaricata qui), a dicembre del 2011, creato sia inversione italiana che inglese, per festeggiare il quinto compleanno del sito, progetto che attirò l’attenzione di tutto il cast e degli autori dello show;

– Ed infine l’ultima grande iniziativa benefica del sito per congedarci dalla serie con la Bones Farewell Campaign a favore della CHILDREN TUMOR FOUNDATION, con la quale – attraverso la vndita delle magliette appositamente ideate con il fantastico design dell’amica @april30lin, riuscimmo a raccogliere una cifra di tutto rispetto a nome dello show. 

La prima esperienza davvero unica con la serie, tuttavia, è arrivata con la prima partecipazione al San Diego Comic-Con, nel 2010, quando, grazie ad un colpo di fortuna, ebbi la fortuna di incontrarne personalmente il creatore ed i due protagonisti.
Ma fu l’anno dopo che mi regalò un’emozione indimenticabile: nel 2011 infatti ebbi l’opportunità, assieme ad un’amica, anche lei una fan come me, di visitare il set di Bones e di trascorrere una giornata nel Fox Lot losangelino, assistendo alle riprese di uno degli episodi della sesta stagione, accompagnate da un ospite di eccezione, l’attore TJ Thyne, nonché interprete del dottor Jack Hodgins.

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Immagini ® Teresa Soldani

A giugno del 2014, poi, quando il duecentesimo episodio si avvicinava ormai a passi da gigante, assieme ad alcune amiche del fandom provenienti da diversi continenti, ricevemmo questo tweet:
Siete interessate ad un progetto? Per partecipare, dovreste guardare Bones“.

Y’all interested in a project?@geraghtyvl @MoxieGirl44 @forensicmama @omelette73 @wellsbones @ohhelloarianna It involves watchin’ #Bones

Nonostante qualche perplessità iniziale fu grazie a quel cinguettio e ad Alex Hughes (VP Integrated Creative & Strategy della Fox) che nacque la Squint Squad 200. Il compito, che tenne il nostro gruppo piuttosto impegnato per alcuni mesi, consisteva nel suddividersi i 200 episodi della serie andati in onda fino a quel momento e raccogliere alcuni particolari dati statistici per creare un’infografica che venne poi pubblicata sul sito della Fox USA, dove tutt’ora campeggia con tanto di crediti.

Per scaricare il PDF dell’infografica, cliccare qui! 

Per scaricare il documento excel dei dati, cliccare qui!

Nello stesso anno, dopo aver contattato l’allora direttore del doppiaggio italiano della serie per un’intervista sul suo lavoro, dopo una breve conversazione telefonica, lui mi propose di insegnarmi il mestiere dell’adattatore e lavorare per Bones in maniera più attiva, convinto che avessi la stoffa grazie ad una rubrica di critica all’adattamento che lui aveva letto e che io curavo per iBones. L’esperienza mi ha portato ad adattare diversi episodi della nona e decima stagione dello show ed ancora oggi è con una certa emozione che vedo scorrere il mio nome nei titoli di coda della versione italiana della serie.

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Giunse infine il fatidico 2016, l’anno che avrebbe segnato la fine della serie.
Tornata in California in occasione del Comic-Con, ho avuto di nuovo modo di visitare il Fox Lot, questa volta per assistere ad una table read dei Simpson, un’occasione che mi aprì di nuovo indirettamente le porte del set, quando ebbi l’opportunità di conoscere Ian Scheibel, il prop master della serie, che mi fece un incredibile regalo e che rividi poi, a dicembre dello stesso anno, al Wrap Party dello show, a cui fui invitata da un’amica che lavorava da un anno sul set e grazie alla quale incontrai tutti i membri del cast e gli autori di Bones.

 

Immagini ® Teresa Soldani

A prescindere da quale sia il nome dello show, tutti noi “series addicted” sappiamo cosa significhi investire tempo ed emozioni in uno show, seguire le avventure che vengono raccontate anno dopo anno e affezionarsi a quei personaggi come se fossero membri della propria famiglia. Avere quindi l’opportunità di incontrare tutte le persone che hanno contribuito a creare un prodotto che tanta influenza ha avuto sulla mia vita è stato un autentico privilegio, come lo è stato sentirsi citare dalla protagonista, Emily Deschanel, nel suo discorso di commiato di fronte a tutti i suoi colleghi, “l’italiana” a cui fa riferimento ad un certo punto del suo discorso, sono proprio io.

In conclusione Bones ha veramente trasformato la mia esistenza, mi ha permesso id conoscere persone meravigliose che faranno sempre parte della mia vita e mi ha avvicinata al mondo della criminologia e delle serie TV, facendomi appassionare in modo tale da trasformarmi da fan ad esperta nell’arco di questi lunghi anni trascorsi assieme, è normale quindi che io sia convinta che questo piccolo grande show occuperà sempre un posto unico nel mio cuore.

Gli articoli che seguono possono essere consultati sul sito Badtv.it

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