Arrow: recensione dell’episodio 7×11 Past Sins

Past Sins, undicesima puntata della 7^ stagione di Arrow, segna il debutto sulla sedia della regia di David Ramsey (alias John Diggle) che, in un episodio tutto sommato godibile, seppure non eccezionale, sposta il focus dal primo incontro tra Emiko ed Oliver al passato e al concetto di espiazione.

Ramsey regista, con l’aiuto di un solido copione, fa un buon lavoro considerato che è la prima volta che assolve a questo ruolo e, a parte qualche ingenuità di alcune inquadrature in cui le controfigure sono troppo evidenti, porta a casa un buon risultato.
Nel complesso Past Sin fa poi della percezione del pubblico e del nuovo ruolo di collaboratore delle forze dell’ordine di Green Arrow un tema centrale, con un Oliver Queen che cerca di essere più aperto e onesto possibile. In una posizione analoga si trova anche non-Laurel la quale – come nuova Procuratrice Distrettuale – sembra essere invece accettata senza sforzi dal pubblico, un raffronto che crea un’interessante dicotomia tra i due personaggi: il primo, un uomo che ha dato tutto per i cittadini di Star City e che ha sempre cercato approvazione e perdono per il passato e viene costantemente respinto e la seconda, un impostore (sebbene riformata) che agisce nell’ombra, mentendo sulla propria identità, ma che viene accettata senza alcuno sforzo dalla collettività.

Dopo l’apparizione ad un programma televisivo a cui partecipano entrambi, il giornalista che li ha intervistati verrà rapito con la minaccia di ucciderlo se Oliver non lascerà il suo posto di collaboratore della Polizia, mentre non-Laurel farà un brutto incontro che riporta a galla una triste parte del suo passato e della sua vita su Terra-2, il tutto con un motivo conduttore ben preciso: l’impossibilità di sfuggire al proprio passato.

A rapire il giornalista si scoprirà essere stato Sam Hackett (Luke Camilleri), il figlio ormai adulto della guardia del corpo di Robert Queen, da lui ucciso sulla scialuppa su cui i tre avevano trovato rifugio dopo il naufragio della Queen’s Gambit per dare al figlio maggiori opportunità di sopravvivenza. Dopo la scomparsa del padre, l’odio di Sam nei confronti della famiglia Queen lo avrebbe portato a diventare una sorta di super-cattivo in grado di manipolare l’elettricità, che decide di prendere la propria rivincita contro l’indifferenza della ricca famiglia. Sebbene la trama in sé sia non sia una delle migliori della serie, serve comunque allo scopo finale di far accettare ad Oliver i peccati del padre come i suoi stessi, spianando peraltro la strada alla possibilità di una relazione con la sorella acquisita.

Per non-Laurel le cose non sono meno complicate, sia per la sua reticenza a condividere le esperienze passate, che per la convinzione di dover risolvere da sola ogni problema, si comprenderà fino a che punto l’incontro con il suo stalker l’abbia sconvolta quando finirà per accettare l’aiuto sia di Felicity che di Dinah. L’uomo in questione si scoprirà essere la versione di Terra-1 dell’automobilista ubriaco che ha ucciso sua padre su Terra-2, un evento per cui non-Laurel, come racconterà a Felicity, si sente responsabile. Il Quentin di Terra-2 è infatti morto in un incidente d’auto per essere uscito a comprare la torta di compleanno che aveva dimenticato di acquistare, dopo che la figlia lo aveva accusato di essersi dimenticato di lei e dell’occasione. La collaborazione e l’amicizia nata in questa stagione tra non-Laurel e Felicity, dopo che assieme sono già riuscite a tirare Oliver fuori di prigione, è probabilmente uno degli aspetti più godibili dell’episodio, come lo è più in generale il fatto che nel ruolo di non-Laurel Katie Cassidy sembri trovarsi  finalmente a proprio agio.

Nel frattempo all’ARGUS prosegue la Ghost Initiative – che non può essere chiamata Suicide Squad (un po’ come i vampiri di The Passage non possono essere chiamati tali) – coinvolgendo non solo Diaz, ma anche Joe Wilson, Cupid e China White, con Curtis che, hackerando la bomba impiantata nel cervello di Diaz, riesce a fargli vivere una sorta di realtà alternativa grazie alla quale può prevedere gli incidenti e minimizzare i rischi di dover utilizzare per missioni delicate personaggi tanto volatili. In questa realtà alternativa, che non sa essere tale, Diaz non solo riesce infatti a fuggire, liberando anche i suoi compagni di sventura, ma finisce anche per uccidere Curtis, una perdita che – se fosse stata autentica – vista la discutibile gestione del personaggio in questa stagione, non sarebbe stata poi così tragica.
Questa trama, che avrebbe potuto essere il cardine dell’episodio, viene tuttavia relegata ad un B-plot che rende poco coinvolgente la potenziale dipartita di un ex membro del Team Arrow, tanto che l’impressione che non tutto sia come sembra salta quasi subito aglio occhi.
Come Oliver e non-Laurel, anche Curtis finirà per apprendere una lezione dall’esperienza quando si renderà conto di essere necessario all’ARGUS più di quanto l’ARGUS non lo sia a lui e dirà chiaramente a Diggle che, da questo momento in avanti, userà questa ritrovata sicurezza per fare in modo di impedire a lui e Lyla di commettere gli errori commessi da Amanda Waller il tutto, lo ricordiamo, mentre sia lui che i suoi superiori stanno ancora tenendo segreta la loro caccia all’uomo ad Oliver per un motivo che non è stato mai chiarito.

La settima stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì su The CW.

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