Arrow: recensione dell’episodio 6×20 Shifting Allegiances

Shifting Allegiances, come suggerisce il titolo stesso, è un episodio di Arrow per così dire post-apocalittico che affronta le conseguenze del tutti contro tutti delle precedenti puntate e soprattutto della decisione di Oliver Queen di tornare all’origine della sua missione ed affrontare così Ricardo Diaz da solo, senza coinvolgere le persone che ama e che, per sua stessa ammissione, si sono trasformate nel tempo in una distrazione, che lo hanno distolto da quella che avrebbe sempre dovuto essere la sua missione.

Curiosamente, il frutto di questo episodio è sia positivo che negativo in termini di storyline e coerenza di intenti, in particolare per la trama riguardante Anatoly (David Nykl) ed il protagonista, il quale decide volontariamente di farsi catturare da lui e da Diaz per poter ragionare con quello che era stato una volta un amico di vecchia data e riportarlo così dalla sua parte. L’aspetto positivo è che le scene tra i due, per lo più a causa del passato che i due personaggi hanno condiviso e la loro storia comune, sono la parte migliore dell’episodio, quella negativa è che la natura stessa del piano di Oliver potrebbe essere considerata una contraddizione in termini per diversi motivi. La prima delle quali è che Oliver ha testualmente dichiarato di voler tornare a combattere da solo per poi cercare, come prima mossa, un alleato in Anatoly, smentendo la sua idea con le azioni, mentre la seconda ha invece a che fare con lo scontro diretto con Diaz. Dal punto di vista strettamente visivo, pur apprezzando il corpo a corpo tra i due, che si distanzia molto dagli scontri coreografati a cui lo show ci ha abituati, la lotta a cui assistiamo dimostra però anche ulteriormente come Oliver Queen, nonostante i suoi intenti e le sue parole, non sia affatto pronto per tornare alle origini. L’Oliver Queen degli esordi, come peraltro lo abbiamo visto fare in una scena ormai emblematica del pilot, non avrebbe esitato un momento a spezzare il collo al suo avversario, mentre questo Oliver esita, il che gli sarà in un certo senso fatale.

Quell’attimo di titubanza, quella tendenza a pensare che tutti combattano onestamente come lui, è frutto di cinque anni di cambiamenti che, nonostante ciò che il sindaco pensa, non possono essere lavati via solo con delle vuote affermazioni ed allo stesso tempo è anche frutto del fatto che Oliver non potrà mai combattere ad armi pari con Diaz, fino a che non comincerà a conoscerlo, il che – ironicamente – è una mancanza che è anche una diretta conseguenza di come lo show abbia gestito questo particolare “cattivo di stagione“.

Senza nulla levare all’interpretazione di Kirk Acevedo il quale, con il poco che gli è stato dato, riesce comunque a fare un ottimo lavoro, il vero problema di questa sesta stagione resta infatti legato ai tempi.
Ricardo Diaz continua a non apparire sufficientemente minaccioso o pericoloso agli occhi degli spettatori per il semplice fatto che il pubblico, non conoscendolo, non gli attribuisce queste caratteristiche.
Per fare un esempio pratico basta pensare al cattivo della scorsa stagione: anche Prometheus/Adrian Chase è rimasto a lungo nell’ombra, ma in quel caso gli autori sono riusciti a costruire intorno al mistero della sua identità una tale aura di aspettativa e terrore che quando finalmente la maschera è caduta (nel 14° episodio della quinta stagione), il personaggio aveva già una natura ben chiara ed il pubblico lo conosceva e lo temeva a prescindere dal suo volto.
Se a questo aggiungiamo il fatto che il mistero è stato svelato quasi a metà del corso della stagione, con ancora 9 episodi davanti per sviluppare ulteriormente il suo diabolico piano, si potrà facilmente  comprendere quanto diversa sia la situazione rispetto ad oggi.
Diaz è un personaggio spuntato dal nulla e che solo a quattro episodi dalla fine abbiamo cominciato realmente a comprendere, quando gran parte della stagione è stata sviluppata intorno al personaggio di Cayden James, interpretato da Michael Emerson, in quella che, con il senno di poi, ha il sapore di una trama completamente sprecata, soprattutto considerato il suo epilogo.
Il problema con Diaz, di conseguenza, non è che non sia sufficientemente minaccioso o crudele o che non sia all’altezza di altri nemici affrontati da Green Arrow, ma semplicemente che non sia stato minimamente sviluppato. Sebbene l’intento di portare alla luce della ribalta quello che era nato come un personaggio secondario possa essere sembrata efficace sulla carta, nella realtà sta dimostrando tutta la sua debolezza.

Tutto quello che di Shifting Allegiances non ha a che fare con il triangolo Oliver/Anatoly/Diaz, come molte delle storyline di quest’anno, ha il sapore del déjà-vu: il rapporto Quentin/non-Laurel ed il ritorno di Rene, nonché la sua paura di combattere e lasciare orfana la figlia, in testa, sono solo un esempio di quanto ripetitiva sia questa stagione. Tutte le scene che vedono protagonisti questi personaggi avrebbero quasi potute essere ritagliate da altre stagioni ed inserite in questa ed avere comunque lo stesso impatto il che – se davvero ce ne fosse bisogno – smentisce in maniera categorica le affermazioni degli autori, che continuano ad invitare il pubblico alla pazienza, poiché l’epilogo a cui stiamo andando incontro, secondo loro, spiegherà tutto il percorso intrapreso dai personaggi quest’anno.
Ammesso e non concesso che il finale cambierà davvero così radicalmente le carte in tavola per la serie, quello che continuiamo a vedere nello show è uno stanco ripetersi degli eventi, che peraltro sta avendo anche un evidente impatto sugli ascolti.
Anche senza sapere cosa nello specifico accadrà nella prossima puntata, il promo sembra suggerire che ci troveremo di fronte all’ennesimo tentativo di salvaguardare l’identità di Oliver Queen con qualcun altro che prenderà il suo posto, proprio come accaduto con Roy Harper (Colton Haynes).
A tre episodi dalla conclusione di questa scellerata stagione tutto è caos, ma non un caos controllato, bensì il frutto di trame scollate che si riflettono disordinatamente sullo show, con personaggi come Felicity Smoak che in questo contesto sembrano non avere nemmeno più un posto nella serie, come dimostra la difficoltà degli autori nell’inserirla in modo coerente in questo episodio.
Dopo sei anni di show restiamo dell’idea che i fan avrebbero meritato di più e di meglio: ma tant’è, questo è la strada che gli autori hanno scelto ed in quanto fruitori di un programma TV non abbiamo altra alternativa che continuare a seguirlo fino al suo epilogo.

https://www.youtube.com/watch?v=4Y0Z6881b1A

La sesta stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì su The CW.

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