Arrow: recensione dell’episodio 6×05 Deathstroke Return

Che Slade Wilson, alias Deathstroke sia un incredibile valore aggiunto per Arrow è fuori discussione e questa verità non dipende solo dal fatto che la chimica tra Manu Bennett Stephen Amell sia esplosiva, ma soprattutto da come il personaggio di Deathstroke sia stato costruito nel tempo in questa serie e da come Bennett sia sempre riuscito ad interpretarlo magistralmente, dandogli delle nuances che pochi “cattivi” hanno avuto in questa serie. Per questi motivi, in molti vorrebbero vedere Slade come personaggio fisso della dello show, ma per quanto ci riguarda si rischierebbe di rovinare l’atmosfera che questo personaggio porta con sé ogni volta che fa visita al set di Arrow, un’atmosfera composta da un misto di nostalgia e tensione che pervade ogni episodio di cui diventa l’indiscusso protagonista e che, temiamo, andrebbe persa con l’abitudine di vederlo in un ruolo più costante.

Con Deathstroke Return tornano anche i flashback in Arrow, che questa volta sono elusivamente concentrati sul passato di Slade e soprattutto sul suo rapporto con il figlio e, almeno in questo caso, sono sembrati meno superflui del solito, soprattutto quando hanno aiutato a fornire una timeline di quanto stavamo vedendo.
La scampagnata della famiglia Wilson, che serviva in realtà da copertura per una missione di Deathstroke, finisce infatti per rivelarsi il motivo per cui Slade finirà su Lian Yu. Nel caso fosse sfuggito a qualcuno, poco prima che Slade tagli la gola al suo target chiedendogli l’ubicazione di Yao Fei (il padre di Shado), questo risponde “in purgatorio” che, in passato, ci era stato già rivelato essere la traduzione dal mandarino di Lian Yu, la famigerata isola in cui tutto è cominciato.
Al di là dei flashback, come anticipavamo, vedere interagire il protagonista della serie con Manu Bennett resta un vero piacere, soprattutto per la complessità del rapporto che lega i loro personaggi. Slade ed Oliver hanno condiviso un viaggio all’inferno e ritorno e soprattutto tra loro si infrapporranno sempre i fantasmi di Moira Queen e Shado, due donne hanno significato molto per entrambi e la cui morte ha segnato un punto di svolta nella loro esistenza.
Persino sentire la voce graffiante di Bennett chiamare Oliver “ragazzo” diventa un’occasione per fare un viaggio dolce-amaro nel viale dei ricordi e, più in generale, il modo quasi prudente in cui i due tendono a rivolgersi l’uno all’altro, assieme alla reciproca fiducia che dimostrano di avere nei momenti di crisi, regalano all’episodio una marcia in più.

Come se non bastasse la puntata è ricca di interessanti Easter Egg e richiami al Deathstroke  dei fumetti che sicuramente i fan avranno apprezzato, come il nuovo alias del figlio di Slade, Kane Wolfman, in cui Kane è un omaggio al secondo nome di sua madre Adeline Kane Wilson e Wolfman un riconoscimento degli autori verso il creatore di Deathstroke, il fumettista Marv Wolfman.
Anche la menzione dei Jackals, il gruppo di mercenari di cui Kane verrà rivelato essere il capo, è un omaggio all’Universo DC, in cui Bill Walsh, alias Jackal, è il più grande antagonista di Slade. Altro cenno è il modo in cui Nylander chiama Slade quando si incontrano per la prima volta, in riferimento al modo in cui il personaggio è conosciuto nei fumetti come “Deathstroke the Terminator“.

Passiamo invece della parte meno riuscita dell’episodio, quella in cui viene rivelata l’identità segreta di Vigilante, il fidanzato di Dinah Drake – creduto da tutti morto nello stesso incidente in cui lei ha acquisito i suoi poteri metaumani – Vincent Sobel, interpretato da Johann Urb.
Intanto non esiste al mondo che questa storyline fosse stata pianificata dai tempi della prima apparizione di Viglilante nella scorsa stagione e, purtroppo, la cosa è tristemente evidente.
Vigilante, che nei fumetti è in realtà è Adrian Chase (che nella serie TV ha invece finito per rivelarsi essere Prometheus) è stato chiaramente creato con lo scopo di depistare i fan e salvaguardare la vera identità del cattivo della scorsa stagione, uno stratagemma che si è rivelato brillante e bel congegnato e che ci ha regalato una delle stagioni più esaltanti dello show o, quanto meno, uno dei nemici più interessanti.
Ai tempi gli autori però non sapevano nemmeno che la Dinah Drake di Juliana Harkavy sarebbe diventata un personaggio fisso della serie e membro permanente del Team Arrow e questa rivelazione, è lapalissiano, è semplicemente un modo piuttosto tiepido per dare una storyline più corposa al personaggio e inserire nella trama una sorta di conflitto interiore.
Gli autori avevano effettivamente detto che il pubblico aveva già visto nella serie il volto della persona che si celava sotto la maschera di Vigilante, ma il fatto che questo sia avvenuto per pochi dimenticabili momenti ed in un flashback riguardante la vita e la trasformazione di Dinah, ha finito per rendere questa rivelazione decisamente poco efficace ed ancor meno stimolante, soprattutto perché il pubblico non ha alcuna connessione emotiva con il personaggio di Sobel. Risolvere quindi la questione della rivelazione di un’identità segreta mantenuta tale da un anno con lo svelamento che Vigilante è l’ex fidanzato di Dinah finisce per risultare come uno spreco di risorse.
Ciò detto, e come d’altronde è successo con Wild Dog (Rick Gonzalez), è indiscutibilmente giusto che anche il personaggio di Dinah abbia un arco narrativo dedicato al suo personaggio che non sia solo il cane da guardia di Diggle e sia più consistente di quanto abbiamo visto fino ad ora, la questione è che le premesse hanno purtroppo il sapore di una cosa rimediata all’ultimo momento, e si vede.

https://www.youtube.com/watch?v=RSIVusdFNJY

La sesta stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì su The CW.

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