Supergirl: recensione dell’episodio 4×01 American Alien

Ogni volta che una delle serie della CW ha tentato un approccio politico troppo diretto, ha dovuto affrontare molte critiche. Al di là del fatto che i detrattori di questo genere di linea narrativa hanno forse dimenticato quanti argomenti politici e denunce sociali i fumetti abbiano affrontato nell’arco del tempo, bisogna anche ammettere che gli autori di Supergirl non sono stati sempre misurati nell’esprimere le proprie visioni politiche.

Supergirl, al suo esordio, era stato introdotta come una serie il cui tema era il femminismo e la posizione della donna nella società moderna, per poi prendere posizioni politiche sempre più evidenti, ma non necessariamente espresse con particolare discrezione. Il fatto che la quarta stagione si apra affrontando un tema molto attuale come quello del razzismo (in questo caso verso gli alieni), ma che il delicato argomento venga trattato in maniera meno sfacciata di quanto ci si sarebbe aspettati, va visto quindi come un’evoluzione per lo show.

L’aspetto più interessante di American Alien è che, nell’affrontare un argomento delicato sotto forma di metafora, fa la peculiare scelta di mettere la protagonista – almeno inizialmente – dalla parte sbagliata della barricata, sottolineando quanto facile sia che le percezioni di un problema, se non toccano da vicino una persona, possano essere sottovalutate.
J’onn J’onzz, che ha lasciato ormai il DEO in mano ad Alex Danvers dopo aver promesso al padre di tornare a connettersi con le proprie origini marziane e che lavora in un gruppo di supporto per alieni, ha una visione della realtà molto più completa di quella di Kara e si rende conto del sentimento anti-alieno che serpeggia tra i cittadini di National City e dell’America tutta, e per questa ragione cercherà di mettere in guardia Supergirl dal non sottovalutare il rischio. Kara, tuttavia, che ha avuto la fortuna di non aver sperimentato sulla propria pelle sentimenti anti-alieni, non riesce a percepire le dimensioni del problema e finirà per ignorare le parole del suo ex capo, fino a che non vedrà con i propri occhi la verità sotto forma di una preoccupante serie di messaggi scambiati nel dark web che incitano all’odio razziale.
Ma come si combatte un’idea? Come si fa ad affrontare un nemico che non ha un volto, ma che alimenta comunque la paura tra i suoi adepti?
Supergirl – in questo episodio – si renderà conto che le persone che ha sempre cercato di proteggere, sono anche le stesse che dovrebbe ora combattere, il che la mette in una posizione particolarmente difficile e trasforma il dialogo tra KaraJ’onn in una delle scene più interessanti della serie. Entrambi, infatti, si chiederanno come sia possibile affrontare questo genere di razzismo: riconoscendone e accettandone semplicemente l’esistenza o, come Supergirl, mantenendo un atteggiamento ottimista e sperando che le persone si dimostrino migliori di ciò che sembrano? Qualunque sia la risposta, questa potrebbe essere una delle sfide più difficili che la protagonista della serie si troverà ad affrontare, soprattutto dopo che verrà pubblicamente rivelato che il Presidente degli Stati Uniti Olivia Marsdin (la guest star Lynda Carter) è lei stessa un’aliena.

Su altri fronti, nell’episodio – che introduce il grande cattivo di stagione Agent Liberty (apparentemente responsabile della propaganda anti-aliena), Nia Nal (interpretata da Nicole Maines e presentata come la prima super eroina transgender della TV) e, nella lontana Kasnia, il doppelganger di Supergirl – gli autori decidono di creare anche una crepa nell’idilliaco rapporto tra  James Olsen e Lena Luthor quando quest’ultima, nonostante le raccomandazioni di lui, si intrometterà con il lavoro della Procuratrice Distrettuale incaricata di occuparsi del caso di Guardian e, tradendo la propria madre, otterrà che il caso di James venga messo da parte con il risultato, però, di spingere le autorità a dichiarare pubblicamente che se James verrà visto indossare ancora una volta il suo costume, sarà passibile di immediato arresto.
Nella sede del DEO, intanto, Alex Danvers sembra cavarsela più che bene nel suo nuovo ruolo, nonostante qualche difficoltà ad abituarsi ai metodi di Brainy (Jesse Rath) che ha preso il posto di Winn e cerca sempre di trovare un equilibrio tra vita professionale e privata.

Nel complesso American Alien è una première piuttosto solida per Supergirl e anche se i ritmi altalenanti di questo show invitano alla prudenza ed a non lasciarsi prendere da un esagerato ottimismo, la sensazione è che gli autori abbiano dimostrato come nella serie vi sia spazio per un miglioramento, pur continuando a proseguire sulla strada della denuncia sociale che la serie ha sempre percorso.

https://www.youtube.com/watch?v=30xeIaP6n4s

La quarta stagione di Supergirl va in onda negli Stati Uniti nel suo nuovo time-slot, ogni domenica, su The CW.

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