Legends of Tomorrow: recensione dell’episodio 3×18 The Good, the Bad and the Cuddly

Incredibile a dirsi e difficile da immaginare ai tempi del suo debutto, ma Legends of Tomorrow si conferma una delle serie migliori di The CW ed il motivo è molto semplice: nel non prendersi mai troppo sul serio, lo show ha permesso al pubblico di divertirsi sempre di più, episodio dopo episodio, immergendosi in un’avventura strampalata ed al limite dell’assurdo che coinvolge i suoi personaggi in una vera e propria giostra del divertimento.

Lo show non sarà perfetto e manca forse a volte di una certa introspezione dei personaggi, oltre a metterne alcuni dei protagonisti troppo spesso in disparte, ma nel complesso è costruito e realizzato in modo tale da assicurare sempre un tale livello di intrattenimento da far dimenticare i suoi difetti, incarnando alla perfezione una moderna versione di commedia dell’assurdo che non ha pari nell’attuale panorama televisivo, soprattutto inserito in un contesto di supereroi come Legends of Tomorrow.

Con queste premesse il finale della terza stagione, che ha portato allo scontro finale con Mallus, il cui nome, lo apprendiamo solo in occasione di questo episodio, abbiamo sempre pronunciato tutti nella maniera sbagliata, Leggende comprese, non ha assolutamente deluso le aspettative ed insieme ad un epico scontro tra creature soprannaturali, ci ha riservato il meglio che questo gruppo di sbandati potesse concepire.

The Good, The Bad, And The Cuddly, questo il titolo della puntata, in omaggio al nostro Sergio Leone ed all’ambientazione nel selvaggio West dei suoi più famigerati film, è un mix perfetto di dramma e commedia con uno dei protagonisti originali dello show, Rip Hunter (Arthur Darvill), che sacrificherà la propria vita per permettere ai suoi compagni di sfuggire alla furia del loro nemico, sebbene il fatto che non si veda il suo corpo dopo la sua presunta morte, possa giustamente far sospettare che l’ex comandante della Waverider possa sempre tornare a sorpresa nella prossima stagione.
Anche il finale addio tra Nate ed Amaya, che deciderà di tornare in Zambesi pur scegliendo di non avere la memoria delle sue avventure con le Leggende cancellata, fornirà quella giusta dose di emotività necessaria all’episodio per non sembrare troppo eccentrico, ma nonostante ciò, che proprio la sua bizzarria sia il suo punto forte è evidente.

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Rifugiatisi nella cittadina di Salvation, in North Dakota, i nostri eroi, supportati da Jonah Hex, Ava, Elena di Troia, Kuasa e Jax, che nel frattempo è invecchiato di cinque anni, si è sposato ed ha appena avuto una bambina, e convinti di non essere degni possessori dei totem dopo aver fallito un primo tentativo di sconfiggere Mallus, cercano una soluzione alternativa. A fornirgliela saranno Nate e Amaya, reduci da un viaggio allucinogeno grazie all’uso della radice di Lyoga che li ha portati ad incontrare i primi possessori dei totem, i quali riveleranno che la chiave del successo è proprio quella di unire le loro forze e creare, grazie ai totem, un avversario degno di sconfiggere Mallus al quale Nate, sotto l’effetto di un accidentale eccessivo consumo di allucinogeni, continuerà a riferirsi come Voltron per gran parte della puntata.

Con Mallus che avrà chiamato dalla sua parte alleati del calibro di Barbanera, Giulio Cesare e la sorella di Erikson, con tanto di eserciti di pirati, romani e vichinghi a supportarli, le Leggende non dovranno preoccuparsi solo di affrontare il demone, ma anche una pletora  di avversari sotto il controllo del demone, i quali minacciano di uccidere uccidere tutti se non consegneranno loro i totem.
Ciò che però Sara e gli altri non sanno, mentre si preparano alla battaglia finale, è che Rey, nel tentativo di salvare Nora Darhk (interpretata da Courtney Ford, la moglie di Brandon Routh), ha nel frattempo liberato suo padre ed è tornato indietro nel tempo, a pochi minuti dalla trasformazione di quest’ultima in Mallus, nel tentativo di salvarle la vita e ottenendo così di condannare Damien Darhk, il quale si sostituirà alla figlia, prestando il suo corpo alla resurrezione del demone.

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I riferimenti cinematografici della battaglia finale tra le Leggende e Mallus, da questo momento in poi, saranno ancora più evidenti: in un omaggio a Ghostbusters, in cui il personaggio di Ray immagina l’omino della pubblicità dei Marshmallow quando il Gozer dice agli Acchiappafantasmi di raffigurare le sembianze della creature che li ucciderà, le Leggende, chiamate ad immaginare le sembianze del loro personale “difensore”, finiranno per figurarsi un gigantesco Beboo che tra mosse di wrestling, gestualità che omaggia The Matrix, squittii ed abbracci e coccole mortali, distruggerà il suo nemico e di conseguenza Damien Darhk in un gigantesco cuore azzurro di amore e polvere.
Inutile sottolineare come la scena dello scontro finale sia una delle cose più assurde e divertenti che la serie potesse concepire, con tanto di eccessivo e deliberato uso della tecnica dello slow motion al fine di esaltare la stramberia della situazione, al fronte di un uso del CGI di ottimo livello.

Con Mallus/Damien Darhk sconfitto e tutti i suoi alleati sottratti al suo controllo e riportati nei loro rispettivi tempi, le Leggende possono finalmente godersi il meritato riposo sotto il sole di Aruba fino a che – a guastare la loro pace – non arriverà Constantine (Matt Ryan) il quale gli rivelerà gli effetti collaterali della decisione di aver liberato Mallus dal suo mondo, una scelta che ha permesso a tutta una serie di creature soprannaturali di invadere il mondo reale, preparando il terreno per la nuova e sempre più folle missione che li aspetterà il prossimo anno.

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