The X-Files: recensione dell’episodio 11×05 Ghouli

Ghouli è uno strano episodio di The X-Files in cui gli autori tornano ad affondare i denti nella mitologia della serie e soprattutto nel caso William, ma lo fanno appunto con una puntata a metà tra “mostro della settimana” e “mitologia“, il che non è necessariamente un approccio sbagliato.

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La prima considerazione piuttosto generale che ci viene spontaneo fare dopo questa puntata, e soprattutto dopo il fantastico The Lost Art of Forehead Sweat, è che non è facile per una serie di 11 stagioni trovare un approccio innovativo alla narrazione, l’ingresso di Darin Morgan nel team degli autori ha chiaramente dimostrato che non è nemmeno impossibile, ma dato che non possiamo avere ogni settimana il genere da lui proposto (anche perché verrebbe probabilmente a noia ed il solo pensiero ci devasterebbe), da fan di lunga data dello show, finiamo inevitabilmente per scontrarci con sentimenti contrastanti per tutto ciò che riguarda la mitologia della serie. Niente potrà mai essere come lo vorremmo e gli autori cercheranno sempre di coglierci in qualche modo di sorpresa.

Partendo da questa premessa Ghouli si rivela un episodio che potremmo definire appunto “a metà” tra una puntata da mostro della settimana e incentrata sulla mitologia e tra deludente e ben riuscita.
Quello che forse ci lascia più perplessi è il netto stacco che gli autori creano tra la comparsa di Ghouli e di quella che sembra sarà una normale indagine su un X-Files e la scoperta che Jackson Van De Kamp altri non è che William, il figlio dato in adozione da Scully e Mulder (e sì, siamo consapevoli che secondo le ultime rivelazioni in This, Fox non sarebbe il vero padre, ma stiamo scegliendo coscientemente di ignorare la cosa).
Questa scelta narrativa imprime un passo particolare all’episodio, che lascia alcune importanti domande senza risposte, la prima delle quali legata all’analisi del DNA di William che – essendo un ibrido tra quello umano e quella alieno – dovrebbe far venire i capelli bianchi a qualsiasi genetista, ma che in questo caso sembra non far scattare nessun allarme.
La seconda questione, e forse la più delicata, riguarda il personaggio di William (Miles Robbins) vero e proprio e soprattutto le sue motivazioni. Sebbene il pubblico abbia sentito più volte nominare il figlio di Mulder e Scully, questa è la prima volta che si trova a faccia a faccia con lui: il legame che si ha nei suoi confronti nasce quindi più che altro dall’affezione verso i suoi genitori che verso William stesso.
Il fatto che gli autori scelgano di non dare una spiegazione logica o razionale (per quanto logiche e razionali possano essere le spiegazioni fornite in questa serie), all’esistenza stessa di Ghouli, potrebbe rivelarsi quindi un passo falso.
Perché William, un giovane chiaramente in possesso di poteri straordinari, ha creato questo mostro? E soprattutto per quale ragione ha fatto in modo che due ragazze che provavano per lui dei sentimenti sinceri rischiassero la vita a causa sua?
Ammesso e non concesso che Ghouli possa essere solo un esperimento/scherzo sfuggito di mano, davvero non esisteva un modo diverso per gli autori di introdurre un personaggio tanto importante, se non presentandolo come un adolescente che gioca col fuoco e con la vita di due persone che gli sono tante vicine per puro divertimento? Di fatto, l’esistenza stessa del mostro non viene mai davvero spiegata nell’episodio, di conseguenza non riusciamo davvero ad inquadrare William se non attraverso la toccante performance di Gillian Anderson il cui culmine è il monologo di fronte al corpo esanime del figlio.

Nonostante questi dubbi, il legame con i protagonisti dello show è così forte da farci dimenticare quasi tutti i legittimi dubbi che si possano avere nei confronti di William, facendoci per lo più concentrare sui sentimenti che sia Mulder che Scully stanno provando.
Il senso di colpa ed i rimpianti di Scully ed il desiderio di Mulder di schermarla dall’inevitabile dolore che ne consegue, sono l’aspetto positivo di Ghouli, esattamente come lo è il fatto che i  loro ruoli, essenzialmente, si invertano.
Dove Scully è solitamente l’elemento lucido e Mulder quello irrazionale di questo rodato team, di fronte a William, tutte le regole si rovesciano e Mulder diventa colui che agisce con prudenza, che chiede a Scully di non giungere a conclusioni affrettate senza la corroborazione di prove concrete, mentre Scully si lascia guidare da delle visione e dal suo istinto di madre. Ciò nonostante, Mulder non riesce ad andare completamente contro la sua stessa natura e, sia la fiducia incondizionata nei confronti della sua partner, sia le radici stesse del suo credo, lo porteranno istintivamente a fidarsi degli delle visioni di Scully e del legame che la tiene unita a suo figlio.

Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente.

Poi, ovviamente, c’è William, al di là dei dubbi che abbiamo esternato, vederlo usare i propri poteri per sfuggire ai Man in Black che gli danno la caccia è piuttosto divertente, come è esaltante assistere al crescente desiderio di protezione di Mulder e Scully che culmina nella scena all’interno dell’ospedale e si conclude con quella nella stazione di servizio, con William che – nelle sembianze del suo autore preferito – si rivolge a quella che non sa essere sua madre con una certa dose di inaspettata saggezza e molta tenerezza, lasciando noi con una sensazione dolce amara di incompiutezza.

L’undicesima stagione di The X-Files va in onda negli Stati Uniti ogni mercoledì su Fox ed in Italia, ogni mercoledì, su Fox, canale 112 della piattaforma Sky.

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