Legends of Tomorrow: recensione dell’episodio 3×09 Beebo the God of War

Solo una serie come Legends of Tomorrow poteva uscirsene con un episodio come Beebo il dio della guerra, dopo aver perso, nella puntata precedente, uno dei suoi più amati personaggi in circostanze piuttosto tragiche. Eroiche sicuramente, ma anche molto tragiche e toccanti.

Ma questo d’altronde è Legends of Tomorrow, eccesso allo stato puro ed un senso del ridicolo portato ad estremi tali da risultare sempre divertente, soprattutto in questa terza stagione in cui gli autori dello show ci sembrano più scatenati ed in forma che mai.

Ma partiamo dal principio e cioè dal fatto che un simpatico e coloratissimo pupazzo di nome Cuddle Me Beebo, giocattolo ricercatissimo del Natale 1992 (nella serie, non nella realtà!),  che ripete incessantemente di avere fame quando abbracciato, diviene la nuova divinità dei Vichinghi – esploratori e primi scopritori dell’America,  nonché coloro a cui dobbiamo il nostro moderno Natale – e cambia le festività natalizie nel giorno di Beboo, quando un giovane Martin Stein è accidentalmente catapultato nel passato con il suo prezioso pupazzo appena conquistato in un negozio.

Agente Sharpe: Mi auguro stiate bene, perché sarebbe già un miracolo di Beboo che le Leggende riuscissero a sistemare un’aberrazione di livello 12 in circostanze normali.

Che la situazione rasenterà l’assurdo lo si capisce quando persino la serissima agente Shape  (che si appresta sempre di più a diventare il probabile, prossimo interesse sentimentale di Sara Lance), viene coinvolta in una delle folli imprese delle Leggende che, grazie alla nuova versione di Leo Snart, appena ritornato sulla Waverider da Terra-10 e trasformatosi per l’occasione in saggio terapista, cerca di far superare loro la dipartita di Stein facendoli parlare con una marionetta che ha le sembianze del professore per fargli sfogare il loro dolore represso o la loro rabbia, almeno nel caso di Mick.

Una delle puntate più assurde nella storia dello show prosegue nel suo cammino con serissimi vichinghi che si inchinano davanti ad un pupazzo dalla pelliccia celeste che muove gli occhi e ripete incessantemente la poche frasi a disposizione del suo limitato vocabolario, mentre i nostri eroi cercano di sottrarre l’esserino ai temibili combattenti per restituirlo alla sua realtà.
E le poche frasi pronunciate da Beboo saranno appunto una continua fonte di risate, come nel caso in cui Nate, con il pupazzo sotto il braccio che grida “A Beboo piace giocare!“, fugge da un’orda di vichinghi furiosi, come un giocatore di football che si dirige verso la meta con il suo pallone.

Damien Darhk, che ci auguriamo non venga riciclato per il centesimo anno di fila dalla CW anche il prossimo anno, e la sua malvagia progenie, appaiono anche in questo episodio, ma non hanno un grosso ruolo a parte interpretare la parte di Odin, lui, con tanto di fulmini tuonanti e quello di lanciare i soliti incantesimi, lei.

In mezzo a tutta questa follia, ovviamente, c’è anche un momento per raccogliere le idee ed occuparsi più seriamente della scomparsa di Stein e soprattutto del futuro di Jax ora che non è più Fairstorm.
Il motivo per cui le scene commoventi in questa serie funzionano tanto bene è probabilmente da ricercare nel tono completamente scanzonato dello show, tutto è così sopra le righe e ridicolo che quando gli attori diventano seri per qualche minuto, tutti si fermano inevitabilmente ad ascoltarli e l’effetto è strabiliante.
Poiché questa serie parla di viaggi nel tempo, era inevitabile che Jax provasse a mettere sul chi vive il giovane Stein cercando di impedirne la morte, soprattutto quando l’occasione gli si presenta su un piatto d’argento come in questo caso, ma poiché il professore è un uomo intelligente ed è evidentemente sempre stato saggio, rifiuta di leggere la missiva che Jax gli consegna, dichiarando di non avere nessuna intenzione di imbrogliare la morte e ripetendogli in sostanza gli stessi concetti che Victor Garber ha così magistralmente espresso nella sua ultima scena nello show, invitando cioè Jefferson a vivere pienamente la sua vita, così come lui sta vivendo o ha vissuto la propria.
Jax (Franz Drameh), però, questa volta lo ascolta davvero e così, in questo episodio, le Leggende perdono un altro importante membro del team. Non sappiamo se e quando Drameh tornerà nella serie, ma considerato che senza Garber non avrebbe più potuto trasformarsi in Firestorm, comprendiamo perché gli autori gli abbiano fatto prendere questa decisione.

Per un membro della squadra che parte, un altro arriva e nei minuti finali dell’episodio, fa il suo annunciato ritorno Matt Ryan nei panni di John Constantine, la cui serie, durata una sola stagione, è stata cancellata dal network nel 2014.
Constantine chiede l’aiuto di Sara per fermare un demone che avrebbe preso possesso di una bambina, sfidandola ad sostenerlo in una missione disperata, ma questa è una storia di cui consoceremo il seguito solo nel 2018, quando lo show tornerà – a febbraio – la data precisa non è ancora stata annunciata, dopo la sua pausa natalizia.

La terza stagione di Legends of Tomorrow tornerà negli Stati Uniti a febbraio del 2018, su The CW.

 

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